Come nasce il rendering 3D di prodotti ambientati, passo dopo passo 

Parte del nostro lavoro consiste nel realizzare rendering 3D di ambienti fotorealistici a supporto delle attività di comunicazione e di marketing di prodotto. Il nostro servizio si rivolge a svariate aziende, agenzie di comunicazione, studi di architettura e produttori di diversi settori, dall’arredamento agli elettrodomestici. 

In questa sede, vogliamo fornire qualche spunto e approfondiamo sulla nostra metodologia di rendering 3D

Il prodotto fisico non è indispensabile, e spesso non è disponibile

Prendiamo ad esempio il caso in cui l’azienda voglia organizzare il lancio di un nuovo grande elettrodomestico, e debba quindi realizzare immagini suggestive come materiali di marketing.

Una caratteristica che accomuna la stragrande maggioranza di questi casi è l’assenza del prodotto fisico: quando vengono realizzati i materiali marketing, ovvero qualche mese prima del lancio del prodotto sul mercato, questo non è ancora disponibile neppure sotto forma di prototipo. È dunque impossibile procedere con scatti tradizionali o tecniche di fotogrammetria (LINK PILLAR FOTOGRAMMETRIA). Spesso, lo stesso ufficio marketing dell’azienda non ha informazioni dettagliate e granulari circa l’aspetto estetico del prodotto. 

Rendering 3D di prodotto: come procedere

Se il protagonista dell’immagine non è disponibile a livello fisico, si parte dai modelli 3D (CAD) forniti dall’ufficio tecnico insieme a una serie di elementi ulteriori come le serigrafie, le indicazioni sui materiali (alluminio spazzolato, la tipologia di plastica…) e i codici colore.

In questa fase, la complessità è legata principalmente alla frammentazione: se si lavora per clienti multinazionali, il prodotto presenta differenze più o meno evidenti a seconda del mercato di destinazione, differenze che vanno da piccole sigle o colori previsti solo in alcuni Paesi, fino a varianti estetiche che si sposano soltanto con i gusti di certe aree geografiche. Per quanto concerne le serigrafie, vengono ovviamente fornite anche le indicazioni circa il loro posizionamento. Tutte le informazioni fornite dall’azienda, come per esempio i materiali, vengono convertite e applicate scrupolosamente sul modello 3D del prodotto. 

La costruzione dell’ambiente virtuale

Per quanto concerne l’ambientazione, ci sono diverse possibilità. In alcuni casi, le indicazioni offerte dall’azienda sono molto precise, al punto da definire in dettaglio non solo il risultato desiderato, ma anche i particolari di ogni oggetto presente in scena. 

In altri casi, ci si interfaccia con studi di design che forniscono documenti iper-dettagliati circa tutti gli elementi e il loro posizionamento; se invece il rapporto con l’azienda è consolidato, e quindi c’è una forte fiducia reciproca, il produttore potrebbe anche solo fornire un’idea dell’output desiderato, delegando alla nostra esperienza la creatività e la costruzione di tutto il set virtuale.

Per quanto concerne gli oggetti da inserire nella scena, si hanno solitamente tre possibilità: 

  1. L’acquisto di modelli già esistenti, con successive attività manuali di rifinitura e perfezionamento (soprattutto sulle texture);
  2. La modellazione 3D ad hoc dell’oggetto, soluzione percorribile soprattutto per elementi piuttosto semplici in termini geometrici e di texture;
  3. La fotogrammetria, che crea un modello 3D estremamente realistico partendo da un oggetto reale.

    In questa applicazione specifica, la fotogrammetria è utile per oggetti complessi ma, al tempo stesso, semplici da reperire, realizzare e/o acquistare. Non a caso, la tecnica è usata spesso per creare modelli 3D fotorealistici di alimenti o di ricette particolari, che vengono realizzate sulla base delle istruzioni fornire dal cliente. 

    L’unico caso in cui la fotogrammetria tradizionale, ovvero quella che si basa su un solo strumento di cattura (fotocamera), non è impiegabile è quando l’oggetto cambia stato nel tempo, anche solo a livello millimetrico. Si pensi a un fiore o a un formaggio fresco, la cui forma potrebbe cambiare durante gli scatti; in quest’ultimo caso il problema si risolve effettuando una cattura contemporanea e sincronizzata da parte di diverse fotocamere. A patto di disporre dell’attrezzatura necessaria, ovviamente.

Nella fase successiva, si procede poi con la composizione integrale della scena, includendo tutti gli oggetti e ottimizzando l’illuminazione, fino alla creazione di un rendering 3D preliminare e senza texture, così da evidenziare in modo dettagliato la disposizione degli oggetti e la configurazione delle sorgenti luminose. 
A seguito di successivi perfezionamenti basati sui feedback del produttore, si procede poi con la composizione e l’elaborazione finale, che a seconda della complessità della scena (soprattutto in termini di materiali, trasparenze e illuminazione) può imporre diverse ore di elaborazione. 

Rendering 3D, una risorsa potente per tutte le imprese

il rendering 3D risulta quindi una potente risorsa per le aziende, poiché permette di creare materiali marketing di altissima qualità e straordinariamente realistici anche in assenza del prodotto fisico.

Inoltre, la versatilità è molto significativa, poiché permette di assecondare tutte le evoluzioni del prodotto, da quelle fisiche (nuove release) a quelle relative al suo posizionamento, che magari richiede un’ambientazione diversa da quella originaria. Questa flessibilità consente di rispondere prontamente alle esigenze del mercato creando materiali dinamici e accattivanti, che contribuiscono a differenziare l’azienda dai suoi concorrenti. 

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